Non ho mai avuto un profondo legame con la metropolitana. Mi ha sempre disturbato l’idea di condividere spazio e ossigeno con un numero sempre imprecisato di persone, alcuni non sempre curanti della propria igiene personale. Negli orari di punta il disagio è alle stelle!
Oggi le mie necessità sono cambiante: mi muovo in bici o in scooter o a piedi: uno stile di vita diverso che mi fa apprezzare molto di più le rarissime volte che sfrutto la metropolitana. L’obbligo del passato è nel presente, una scelta.

Non ci siamo mai presentanti e non ho mai saputo il suo nome. I suoi sguardi, il suo profumo hanno accompagnato le mie mattine per una decina di anni circa. Non so dire quando ho scoperto la sua esistenza, ricordo che ad un certo punto mi sono accorta di lui. Ero una ragazzetta, 23/24 anni; lui, altrettanti. Linea rossa, tratta: Lotto-Cadorna. Lotto-Amendola Fiera-Buonarroti-Pagano-Conciliazione-Cadorna. Sei stazioni, sei fermate. Più c’era calca, generata nell’orario di punta, più tempo stavamo insieme. Ogni giorno era diverso dall’altro. Se trovavo posto, e questo capitava quasi mai, passavo il tempo cercando di non perderlo d’occhio. Se stavo in piedi cercavo di avvicinarmi. Capitava che fossimo l’una di fianco all’altro e che i nostri corpi, le braccia si toccassero. La sensazione di casa. L’alchimia che si genera con poche persone. Non sapevo nulla di lui ma la sensazione era di conoscerlo da sempre. Entrambi piuttosto alti, nella foto scolastica noi saremmo stati sempre in ultima fila! Ma nella biscia meccanica sotterranea uscire dalla massa ci faceva sentire unici! Ricordo che profumava di borotalco. Vestito sempre in modo impeccabile, ho immaginato che lavorasse in banca, non so perché, forse una tradizione di famiglia. Capelli neri, folti. Viso gentile e regolare. Occhi, buoni. Mani, come avrebbe detto mia nonna: da pianista! Le mani mi sono sempre piaciute. Occhi e mani: specchi dell’anima e del corpo.
Allora ero molto timida. Oggi non esiterei un attimo a trovare un pretesto per parlargli ma, con il senno di poi, credo che se l’avessi conosciuto lentamente avrebbe perso d’importanza.

Sorrido mentre scrivo perché è il mio film. Un film che per dieci anni iniziava tutte le mattine alle 8.30 e si concludeva alle 8.45/50. Nel frattempo la nostra vita andava avanti…
L’ho rivisto anni dopo, era con una donna, ci siamo guardati e riconosciuti, forse anche lui avrebbe voluto… E’ stato il nostro addio.

Ho sempre amato questi momenti di vita parallela. Creare legami fatti di soli sguardi; legami che nascono tra sconosciuti che senza preconcetti, aprono il cuore, l’anima e la mente; legami che sono possibili in occasione di lunghi viaggi in treno e prendendo regolarmente un mezzo pubblico.

Grazie “ragazzo senza nome”, hai allietato il miei viaggi sotterranei senza consapevolezza…

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