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Il 12 giugno 1957 avviene la cerimonia della prima pietra e subito partono i lavori per il primo lotto, che vedono l’impiego di 900 operai, i quali già nel maggio del 1959 riescono a consegnare al rustico la prima tratta affidatagli.

MM1 - Costruzione galleria in Duomo
Costruzione galleria in Duomo

La larghezza della galleria è di 7,5 metri con altezza libera pari a 3,9 metri, in modo da far transitare due vetture dalla larghezza di 2,85 metri. I tunnel hanno la copertura a non meno di 3 metri dalla superficie e il piano dei binari a non meno di 8 metri. La procedura adottata per la costruzione è una derivazione del sistema cut&cover londinese, usato già nel 1863 per la costruzione delle prima metropolitana, ma con una differenza sostanziale, tanto da prendere il nome di metodo Milano.

Tale metodo prevede prima la costruzione dei piedritti, poi lo scavo del terreno fino al punto di appoggio della copertura e il getto della stessa. Successivamente viene ripristinata la viabilità di superficie e si procede, in sotterraneo, alla scavo e alla costruzione dell’arco rovescio. Per poter attuare questo metodo nelle vie del centro storico si ricorse al sistema dei fanghi Bentonici, brevettato dalla ditta ICOS di Milano solo qualche anno prima.

Durante la fase di costruzione, che era relativamente veloce, emerse quanto il sistema costruttivo adottato fosse impegnativo per il traffico di superficie e anche per i più elementari spostamenti pedonali, così fin da subito, per i lotti in centro città, si accelerò la velocità esecutiva istituendo tre turni di lavoro a coprire l’intero arco delle 24 ore. Nonostante questa soluzione portasse con sé il problema del disturbo sonoro notturno. Tuttavia questa decisione ebbe i suoi vantaggi, per il settimo lotto, ovvero via Dante e piazza Cordusio i lavori durarono appena 350 giorni.

MM1 - via Dante costruzione - © Giancolombo
Via Dante durante la costruzione della Metro – © Giancolombo

Un punto problematico fu il Palazzo della Ragione in via Mercanti, edificio di epoca medioevale, reso ancora più instabile dal grande carico dovuto alla presenza al suo interno dell’archivio notarile, per questo motivo fu necessario incatenare le volte ed armarle con robuste centinature di legno, poi si provvide a rinforzare le fondazioni con paletti gettati in opera in fori trivellati a raggiera detti “pali radice”. Inoltre il Broletto così come molti altri edifici a portici nel centro furono poderosamente centinati con travi in legno.

Anche per le stazioni, a partire da Cordusio, si decise di gettare prima il solaio e poi, dopo aver ripristinato la viabilità superficiale, costruire il solaio del mezzanino e il piano banchina.

Durante i lavori per la costruzione della Linea 1, venne portato avanti dalla MM anche il progetto della Linea 2 “verde”, i cui lavori cominciarono già prima dell’inaugurazione della prima tratta della “rossa”. Prima di dare l’avvio ai lavori per l’intera infrastruttura, fu realizzata la fermata di corrispondenza con la nuova stazione FS di Porta Nuova, oggi Garibaldi, in modo da unificare le due strutture sia come progetto sia come tempi realizzativi.

 

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